Le opere eseguite in parziale difformità si contraddistinguono in quanto non originano un elemento totalmente nuovo rispetto a quello assentito nel Permesso di Costruire o asseverato nella SCIA, non potendo possedere un’autonomia tale da poterle considerare a sé stanti.
Per quanto concerne l’individuazione delle stesse va detto essa avvenga per esclusione rispetto agli interventi in difformità totale e/o nelle ipotesi di variazione essenziale e, sempre sul tema delle difformità parziali si evidenzia, oltremodo, che la disciplina urbanistico – edilizia non abbia al riguardo una definizione netta e di livello pratico, seppure meglio disciplina la materia delle sanzioni. Sanzioni che, applicate alla tipologia degli abusi in questione escludono quelle penali.
Parlando ancora di abusi parziali, le irregolarità si valutano in relazione alle conseguenze degli stessi sull’assetto urbanistico del territorio, quest’ultimo concetto costituisce uno tra i vari motivi per i quali i criteri di valutazione potrebbero risultare incerti, in quanto va tenuto conto, oltremodo, del fattore, come prima accennato, se tali interventi concretizzano o no un’opera autonoma o se le stesse modifichino in modo sostanziale il manufatto edilizio.
Ciò che appare certo è che in relazione alle parziali difformità laddove applicata la sanzione della demolizione, la normativa la escluda quando comportante pregiudizio alla parte conforme dell’edificio. Ciò, però, non si applica se la stessa demolizione comporti un costo eccessivo, superiore al valore catastale dell’immobile o al costo dell’intero manufatto, in considerazione del fattore tale facoltà rientri nell’ambito dei poteri discrezionali del legislatore, non è contrastante con il principio di ragionevolezza e né con il diritto di difesa.
Concetto che conferma avere valore prioritario la tutela dell’assetto del territorio rispetto all’interesse privato di tipo economico.
Dott. in Ing. Geom. Donatella Salamita
EDILIZIA URBANISTICA TERRITORIO

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